Mr Donald Sammut FRCS (Plastic Surgery).

Surgery of the Hand
Plastic & Reconstructive Surgery


 

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Osteoartrosi del polso

 

L’usura delle articolazioni può avvenire come conseguenza a lungo termine di una lesione o di una malattia, oppure può essere causata dal normale utilizzo di un’articolazione da parte di un individuo che presenta predisposizione ereditaria all’artrosi. Il quadro clinico dell’artrosi varia a seconda delle condizioni predisponenti di volta in volta in causa. L’usura articolare è visibile nelle radiografie sottoforma di perdita di spazio articolare, indice che la cartilagine è scomparsa nell’area colpita. Il gonfiore è presente in caso vi sia infiammazione in atto, inoltre possono formarsi anche cisti gangliari (che contengono liquido articolare al proprio interno), e compaiono sclerosi a livello dei capi ossei articolari, dolore e crepito (un suono simile ad uno scricchiolio associato ad una corrispondente sensazione di sfregamento), che si avverte tipicamente quando due ossa divenute prive del proprio rivestimento cartilagineo sfregano fra loro. Il range di movimento articolare è limitato, ed è caratterizzato da dolore ai gradi estermi di movimento.

Il trattamento dell’artrosi del polso varia a seconda della sua esatta localizzazione e della severità dei sintomi. Una radiografia è in grado di mostrare la precisa distribuzione della degenerazione artrosica, nonché l’estensione del danno osseo e della perdita cartilaginea. Non può però essere utilizzata allo scopo di programmare il trattamento, che invece si basa sui sintomi e sulle modalità di evoluzione e progressione della patologia. L’artrosi che si sviluppa in seguito ad una vecchia lesione dello scafoide (condizione del polso detta di “collasso avanzato da pseudoartrosi dello scafoide”, definita “SNAC” nella letteratura anglosassone) viene trattata sulla base di una stima della verosimile estensione delle alterazioni articolari. Può essere possibile alleviare i sintomi ricorrendo a semplici provvedimenti quali l’immobilizzazione dell’articolazione in un apposito tutore, il ricorso ai farmaci antiinfiammatori ed alla fisioterapia. In caso fosse invece necessario ricorrere alla chirurgia, occorre ricordare che esistono interventi che consentono di limitare il più possibile la perdita di motilità del polso, solitamente attraverso la fusione parziale delle ossa carpali (= ossa del polso), associata ad escissione di parte dello scafoide. Un approccio del tutto simile può essere utilizzato anche in caso di artrosi conseguente ad una vecchia lesione legamentosa (in questo caso si parla di polso con “collasso avanzato scafo-lunato”, per gli anglofoni valendo l’acronimo “SLAC”).

In caso di artrosi più estesa può esser necessaria la rimozione dell’articolazione del polso seguita in genere da artrodesi (fusione) articolare, utilizzando innesti ossei autologhi prelevati dal fianco del paziente al di sopra dell’anca (più precisamente dalla cresta iliaca). Questo tipo di intervento blocca del tutto i movimenti di flessione ed estensione del polso (diviene cioè impossibile alzare ed abbassare il polso), eliminando il dolore associato con tali movimenti, ma consente di preservare il movimento di rotazione dell’avambraccio (pronazione e supinazione), che è quello più importante dal punto di vista funzionale.

La protesizzazione del polso è oggi possibile, ma la protesi di polso non ha mai goduto della medesima popolarità di cui beneficiano le protesi delle altre articolazioni maggiori, dal momento che l’intervento alternativo (cioè quello di artrodesi) è nel caso del polso ritenuto maggiormente accettabile rispetto a quanto lo sia per le altre articolazioni, e la frequenza delle mobilizzazioni e delle altre possibili complicanze che possono portare alla necessità di revisione della protesi fa sì che vi sia un certo grado di incertezza nel lungo termine. Nuovi design protesici potrebbero però in futuro cambiare le cose.

L’osteoartrosi primaria (non correlata cioè a pregresse lesioni o preesistenti patologie) è sovente localizzata ad una specifica e ben definita zona dell’articolazione. Le due aree più spesso colpite si trovano rispettivamente l’una al di sotto della base del pollice, e l’altra sul lato ulnare (esterno) del polso, al di sotto dell’osso pisiforme. L’osteoartrosi della base del pollice (rizoartrosi) viene descritta separatamente (vedi il relativo capitolo). L’articolazione subito al di là, più precisamente quella tra trapezio, trapezoide e scafoide, conosciuta come “articolazione scafo-trapezio-trapezoidea” (STT) può anch’essa usurarsi, causando dolore. Il dolore spesso in questo caso non è associato al movimento del pollice, aspetto che lo caratterizza rispetto all’artrosi trapezio-metacarpale (quella della base del pollice). Le radiografie mostrano il restringimento della rima articolare associato ad aumento della densità ossea. In caso i sintomi siano lievi, il paziente potrà trarre giovamento da un’iniezione di steroidi, ma l’effetto può solo essere temporaneo, mentre il trattamento definitivo implica l’escissione dell’articolazione dolente (lasciando in tal modo uno spazio vuoto che consente il movimento), o la fusione dell’articolazione. La prima presenta il vantaggio di una guarigione ed una convalescenza rapide; vi è solo un piccolo rischio di instabilità o scatto articolare dopo l’intervento. La seconda invece lascia un polso stabile ma la guarigione richiede più tempo, con la possibilità di dover ricorrere ad un ulteriore intervento in caso si abbia mancata fusione ossea, ed ha inoltre lo svantaggio di fissare lo scafoide in una posizione forzata nei confronti del radio, rendendo più concreta la possibilità che si sviluppi artrosi in quella zona del polso dopo vari anni. 

L’artrosi al di sotto del pisiforme (artrosi piso-piramidale) è causa di dolore acuto, trafittivo sul lato esterno (ulnare) del polso durante i movimenti, e rappresenta senza dubbio una delle possibili diagnosi da tenere in considerazione fra le altre quando si ricerca la causa di un dolore sul lato ulnare del polso. Il dolore può essere provocato muovendo il pisiforme sul sottostante piramidale, ed una radiografia effettuata in maniera corretta, in modo che riesca a mostrare l’articolazione da lato a lato, evidenzia restringimento della rima articolare ed alterazioni del profilo osseo. L’iniezione di anestetico locale e steroidi all’interno dell’articolazione a scopo diagnostico può essere d’aiuto, e l’escissione del pisiforme è di solito risolutiva. 

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