L’articolazione principale alla base del pollice si chiama “articolazione trapeziometacarpica” (o prima articolazione carpometacarpica). Essa è sottoposta a notevoli forze durante l’utilizzo del pollice, inoltre permette complessi movimenti incluso quello di rotazione, ed è pertanto una delle articolazioni più suscettibili all’usura, all’”osteoartrosi”. L’artrosi è causa di dolore durante la funzione di pinza, specialmente nel caso della pinza pollice-superficie laterale dell’indice. Dal momento che l’esercitare la forza del pollice nel corso di questo movimento risulta doloroso, il pollice viene percepito come debole.
Quando il dolore si fa più intenso la funzione della mano ne risulta fortemente limitata, e ci si attiva per cercare un trattamento. La severità del problema può essere valutata attraverso l’esame clinico e l’indagine radiografica. Il dolore può essere causato dalla pressione o dai movimenti di lateralità del pollice, o anche facendo “sfregare” le superfici articolari di metacarpale e trapezio l’una contro l’altra (delicatamente se doloroso!). La postura del pollice è importante – potrebbe spostarsi sul lato della mano, venendosi così a perdere lo spazio commissurale che consente la presa. Questo si può più facilmente verificare nelle persone in cui la successiva articolazione nel pollice (articolazione metacarpofalangea) è lassa e può pertanto essere eccessivamente piegata all’indietro (movimento di iperestensione) o di lato. Le radiografie mostrano la severità del danno articolare, il collasso del trapezio in altezza (è l’osso che funge da “chiave di volta”, ovvero da struttura portante per il pollice), la formazione di protuberanze ossee sul contorno dell’articolazione (chiamati “osteofiti”, tipicamente dolorosi), ed il coinvolgimento di altre articolazioni al di sotto del trapezio o anche in aree diverse del polso e della mano.
Allo stadio iniziale della patologia il trattamento può avere come scopo il semplice miglioramento dei sintomi, viceversa può essere di tipo chirurgico quando gli altri provvedimenti falliscono nel loro obiettivo.
La forma di trattamento più semplice, che può aiutare molto all’inizio consiste nell’indossare un tutore che sostiene il pollice. Questo deve essere modellato su misura sulla mano, non è ingombrante e lascia il resto della mano ed il polso liberi di muoversi. Può essere indossato sia durante le ore di riposo che quando si fa uso della mano, per godere di una migliore funzione del pollice in assenza di dolore.
L’iniezione locale di steroidi rappresenta una forma di trattamento spesso utilizzata, e senza dubbio ha un proprio ruolo ben definito. Non vi sono garanzie per quanto riguarda gli effetti a lungo termine di tale terapia – si possono infatti ottenere risultati soddisfacenti a breve termine ma effetti avversi a lungo termine. Perciò non dovrebbe essere ripetuta troppo volte, e dovrebbe essere preferibilmente utilizzata solo ed esclusivamente quando sia consigliabile il trattamento chirurgico ma vi sia necessità di procrastinarlo.
Il trattamento chirurgico è indicato quando il dolore si fa persistente ed interferisce con la funzione. L’intervento di scelta è rappresentato dalla trapeziectomia, che consiste nell’asportazione del trapezio in toto. Lo spazio vuoto che rimane come conseguenza di questa procedura viene in parte colmato dal naturale scivolamento del pollice verso lo scafoide (un importante osso del polso immediatamente sottostante al trapezio). L’inserimento poi in tale spazio di una sorta di soffice “cuscinetto” costruito utilizzando un vicino tendine è probabilmente d’ausilio per la formazione di una nuova articolazione, ed inserendo il tendine alla base del pollice (a livello dell’osso metacarpale), esso aiuta anche a mantenere stabile l’articolazione durante la sua guarigione. Un tutore dovrà essere indossato per proteggere e sostenere il nuovo assetto articolare ottenuto per le prime 5 settimane successive all’intervento, ed anche in seguito, una volta riacquistata la funzionalità del pollice, un piccolo tutore può essere utile. Ci vogliono all’incirca tra i 6 ed i 9 mesi per riacquistare la forza, ma durante questo lasso di tempo si assiste ad un continuo e progressivo miglioramento. La maggioranza dei pazienti al termine di questo periodo sono del tutto o in gran parte liberi da dolore, ed anche la forza riacquistata raggiunge buoni livelli, anche se il pollice non sarà mai probabilmente così forte come prima di essere colpito dall’artrosi. Occasionalmente taluni pazienti riferiscono un po’ di dolore che può essere di natura indefinita (probabilmente associato a cause meccaniche), o anche causato dall’artrosi ancora presente a livello delle articolazioni circostanti.
Alcune altre tipologie di interventi sono state introdotte, come ad esempio:
- l’osteotomia del metacarpale (la si effettua rimuovendo un piccolo cuneo d’osso) che ha come scopo quello di modificare il pattern della trasmissione delle forze a livello dell’articolazione affetta da artrosi. Questa operazione è talvolta indicata nei quadri di artrosi allo stadio iniziale ma già dolorosa;
- la fusione articolare, che consente di preservare la forza a scapito della mobilità;
- la protesizzazione, che favorisce una più precoce riacquisizione della funzione, ma è allo stato attuale soggetta ad una maggiore percentuale di complicanze.
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