Mr Donald Sammut FRCS (Plastic Surgery).

Surgery of the Hand
Plastic & Reconstructive Surgery


 

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Sindrome del Tunnel Carpale

 

In corrispondenza della base del palmo della mano si trova un tunnel attraversato da tutti i tendini flessori delle dita nel loro passaggio dall’avambraccio alla mano, nonché da un importante nervo. Il nervo mediano è un nervo misto, il che significa che è formato sia da fibre che portano la sensibilità che da fibre motorie dirette ai muscoli per indurne il movimento. Le aree sensitive di pertinenza del nervo mediano sono rappresentate dal lato palmare di pollice, indice, medio e anulare; i muscoli principali sono quelli alla base del pollice che fanno ruotare e opporre il pollice al resto della mano.

Il tunnel carpale ha un’area interna ben definita, e di norma le strutture che si trovano in esso contenute lo occupano completamente. Qualunque aumento nelle dimensioni delle strutture contenute, o viceversa una riduzione in ampiezza del tunnel, comportano un aumento di pressione interna, ed il nervo è la struttura che più ne risente. Una lieve compressione del nervo causa riduzione nella sensibilità di pollice, indice, medio ed anulare la quale ha generalmente carattere intermittente, ed il recupero della sensibilità si manifesta sottoforma di una fastidiosa sensazione come di punture di spilli o aghi. Anche il dolore è spesso presente, e viene anch’esso percepito a livello delle sopraelencate zone della mano, sovente irradiandosi anche all’avambraccio o addirittura alla spalla o al collo. Questi sintomi hanno insorgenza soprattutto notturna, e svegliarsi nel cuore della notte con quella sensazione dolorosa di punture di spilli o aghi è un tipico sintomo di presentazione. Se la compressione si fa più severa, il deficit di sensibilità può divenire persistente, e la debolezza ed ipotrofia dei muscoli alla base del pollice divengono evidenti, con conseguente riduzione della capacità di opposizione del pollice rispetto ai polpastrelli delle altre dita. La perdita di forza nella pinza digitale associata alla perdita di sensibilità comportano una severa limitazione funzionale.

La più comune causa scatenante di questa condizione è l’incremento quantitativo dei liquidi corporei correlato ai cambi ormonali. Ciò avviene nelle donne in coincidenza dell’inizio della mezza-età, ma può comunque verificarsi a qualunque età in entrambi i sessi, seppur raramente nell’età infantile. La ritenzione di liquidi durante la gravidanza può scatenare una temporanea sindrome compressiva a livello del tunnel carpale. Questo può accadere nel caso di disordini dell’equilibrio dei liquidi corporei, come avviene ad esempio nell’ipotiroidismo (mixedema). La sindrome del tunnel carpale inoltre può anche essere conseguenza di condizioni che comportano l’ispessimento delle membrane sinoviali attorno ai tendini, come ad esempio l’artrite reumatoide, e talvolta un ganglio o un lipoma (formazione benigna di tessuto adiposo) si insinuano nel canale carpale, facendone in tal modo aumentare la pressione interna. Qualunque fenomeno che alteri la forma del tunnel carpale può scatenare compressione del nervo mediano al suo interno, come può accadere per esempio in seguito ad una frattura del polso.

In molti casi sintomi che mimano la sindrome del tunnel carpale rientrano fra quel gruppo di disordini definiti “disturbi professionali dell’arto superiore”, altrimenti conosciuti con il nome di “sindromi da iperuso”, e molta attenzione va posta nel cercare di risalire con precisione alla vera causa dei sintomi. Una decompressione chirurgica inappropriata infatti può solo peggiorare le cose, e se vengono prese in considerazione casistiche che includano grandi numeri di pazienti con disturbi professionali si noteranno risultati più scarsi in seguito all’intervento.

La diagnosi può spesso essere formulata semplicemente sulla base dei sintomi riferiti e dei segni clinici presentati dal paziente. Comunque sintomi del tutto analoghi possono essere anche causati da una compressione nervosa che avvenga ad un livello più alto nell’arto, incluso il collo, ed ogni qualvolta vi siano dubbi uno studio della conduzione nervosa/elettromiografia verrà effettuato. Questa indagine misura la velocità della conduzione dell’impulso nervoso, e la risposta dei muscoli allo stimolo.

Nei casi moderati il trattamento sintomatico può essere d’aiuto, ad esempio indossando un tutore durante le ore notturne. Anche un’iniezione di steroidi può rivelarsi utile, specialmente  per i casi autolimitantisi come quelli correlati alla gravidanza, ma deve essere sempre effettuata da mani esperte in modo da evitar di danneggiare il nervo, ed è in ogni caso gravata da un alto tasso di recidiva.

Compressioni più severe, specialmente quando vi sia perdita permanente di sensibilità o debolezza ed ipotrofia muscolare, devono essere trattate chirurgicamente allo scopo di decomprimere il nervo. Viene praticata    un’incisione di circa 4 cm alla base del palmo della mano, generalmente in anestesia locale (che è solo lievemente e per breve tempo dolorosa, allo stesso modo di qualunque altra iniezione). Il legamento che sovrasta il nervo viene inciso longitudinalmente, facendo in questo modo più spazio alle strutture contenute nel tunnel. Esiste anche una metodica endoscopica, che viene in tutta sicurezza praticata da chirurghi esperti, ma essa introduce un ulteriore elemento di rischio rappresentato dal possibile danneggiamento del nervo, che potrebbe invece essere completamente evitato attraverso l’utilizzo della tecnica a cielo aperto. Il vantaggio dell’intervento in endoscopia è unicamente rappresentato da un periodo di convalescenza leggermente più breve, ma la qualità della guarigione è assolutamente identica per entrambe le tecniche.

Dopo l’intervento di decompressione del tunnel carpale la mano ed il polso vengono protetti in un bendaggio che dovrà essere indossato per circa una o due settimane ma una certa funzionalità della mano può essere riacquistata rapidamente, avendo cura di evitare lavori pesanti che potrebbero causare dolore. Il sollievo dalla sintomatologia notturna di solito compare non appena la dolenzia postoperatoria si placa. Il completo recupero avviene in uno o due mesi dal momento che spesso la cicatrice è all’inizio piuttosto sensibile, e la forza ritorna gradualmente. La funzione del nervo dovrebbe nel tempo tornare normale a patto che sia stata effettuata una decompressione completa. In rari casi la sintomatologia non scompare con l’intervento, e ciò può essere legato o ad un errore nella diagnosi, o anche ad una reazione avversa alla chirurgia come l’algodistrofia (vedi Algodistrofia). I pazienti affetti da patologie che alterano la funzionalità nervosa come il diabete, tendono a sviluppare quadri molto severi di sindrome del tunnel carpale e può non esservi una completa guarigione nonostante una meticolosa ed attenta decompressione. La recidiva della sindrome del tunnel carpale è un’evenienza piuttosto rara, ma pur sempre presente.

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